Dalle istituzioni italiane

Risoluzione di Roberta Mori all’assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna

 

Condividiamo la risoluzione a prima firma di Roberta Mori, consigliera regionale del Partito Democratico, approvata all’unanimità dall’assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna il 15 aprile 2021 (PDF).

 

 

 

Bologna, 31 marzo 2021

RISOLUZIONE
L’Assemblea Legislativa dell’Emilia-Romagna

Premesso che

in Birmania/Unione del Myanmar il 1° febbraio 2021 avrebbe dovuto insediarsi il Parlamento eletto con le elezioni generali vinte dalla Lega Nazionale per la Democrazia (LND), ma l’Esercito ha preso il potere con un colpo di stato arrestando il Presidente della Repubblica U Win Myint e la Consigliera di Stato e Ministra degli Esteri Aung San Suu Kyi, assieme a centinaia di dirigenti del suo partito, attivisti, giornalisti, donne, uomini, ragazzi;

i militari autori del colpo di Stato lo hanno giustificato – di fronte al modesto risultato elettorale del loro partito di riferimento USDP – invocando irregolarità elettorali e brogli senza peraltro addurre elementi di prova, quando invece la Commissione elettorale dell’Unione (UEC) ha respinto i ricorsi presentati certificando la regolarità delle elezioni;
il colpo di Stato soffoca la transizione democratica in Myanmar avviata nel 2011 dopo oltre cinquant’anni di dittatura militare e che ha il proprio riferimento nella figura di Aung San Suu Kyi, insignita del Premio Nobel per la pace nel 2012 e storica leader dell’opposizione popolare e pacifica birmana, tenuta per molti anni prigioniera dai militari nella sua casa, fino alla vittoria conseguita nelle elezioni generali del 2015 e del 2020;
nulla si sa del luogo di detenzione e delle condizioni della ex Consigliera di Stato, sottoposta a procedimento penale sulla base di accuse pretestuose, comparsa solo in Tribunale e privata della possibilità di vedere il suo avvocato;
l’arresto di Aung San Suu Kyi e il colpo di Stato ha suscitato un vasto movimento popolare di protesta pacifica e di coraggiosa disobbedienza civile, contro cui sono state adottate brutali e violente misure repressive che oltre agli arresti stanno causando molte decine di morti, suscitando la giusta indignazione della comunità internazionale;
durante una perquisizione dei militari a Mandalay una bambina di 7 anni è stata uccisa tra le braccia del padre e Save the Children ha affermato che più di 20 sono i bambini morti dall’inizio della repressione, che sta diventando sempre più crudele e indiscriminata;

Considerato che

nei sette anni di Governo della LND sono stati liberati tutti i prigionieri politici o di coscienza, è stata abolita la censura e adottati standard normativi internazionali, il Paese è stato aperto all’economia di mercato e agli investimenti stranieri e ad un concreto miglioramento delle condizioni di povertà della popolazione e si è riconosciuto il carattere plurinazionale e plurireligioso della Birmania/Unione del Myanmar;
questo processo è stato contraddetto dalla brutale repressione contro la minoranza musulmana dei Royingha, condotta dall’Esercito facendo leva sui sentimenti di ostilità della maggioranza buddista, con lo scopo prioritario di ledere l’immagine interna ed internazionale di Aung San Suu Kyi, donna simbolo di una leadership femminile illuminata e coraggiosa;
la stessa Aung San Suu Kyi aveva riconosciuto la gravità di questa repressione, istituendo una Commissione di inchiesta e favorendo l’avvio da parte della Corte penale internazionale (Cpi) di un’indagine che – sulla base di vari pronunciamenti dell’Alto Commissario Onu per i diritti umani e dell’Assemblea Generale Onu – ha comportato il deferimento alla Cpi del generale birmano Min Aung Hlaing;

Visto che

una ferma condanna del colpo di stato del 1° febbraio e delle violenze militari, nonché denuncia della violazione gravissima dei diritti umani in Myanmar, è giunta dal Segretario Generale dell’Onu Antonio Guterres e dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, dall’Alto Rappresentante dell’Unione europea Josep Borrell, dallo stesso Parlamento europeo che si è espresso con propria Risoluzione;
animate anche dalla preoccupazione che la brusca interruzione della transizione democratica del Myanmar potrebbe destabilizzare l’intera regione del sudest asiatico, si sono succedute diverse prese di posizione degli Stati Uniti e degli Stati Europei, compreso il nostro, presenti con Ambasciata in Birmania, fino alla condanna del 22 febbraio del Consiglio Affari Esteri dell’Unione Europea, che richiama la necessità di procedere al rilascio immediato del Presidente U Win Myint, della Consigliera di Stato Aung San Suu Kyi e di tutti coloro che sono stati arbitrariamente arrestati, quale condizione di ripristino di un dialogo propedeutico a restituire alla popolazione birmana la sua aspirazione alla democrazia, alla libertà, alla pace e alla prosperità;
anche il Parlamento italiano si è espresso, con Risoluzione approvata dalla Commissione Affari esteri della Camera il 2 marzo scorso, impegnando il Governo a chiedere in tutte le sedi competenti la cessazione delle violenze e l’adozione di misure restrittive nei confronti degli autori militari del colpo di stato e di quanti si rendano responsabili della violazione dei diritti umani e civili in Myanmar; ad attivarsi per l’immediato ripristino dell’autorità civile secondo quanto espresso dalla volontà popolare e per il rilascio incondizionato di tutti i membri del Governo birmano eletto; a sostenere in ogni modo la popolazione birmana, assicurando un monitoraggio e un’attenzione costante sulla crisi, nella considerazione che Aung San Suu Kyi, vittima negli anni passati di una campagna di screditamento internazionale da parte dei militari, resta per i birmani «Mother SUU» ed emblema di libertà democratica;

Evidenziato che

la situazione nel Paese asiatico, ormai in guerra civile in alcune aree con un bilancio purtroppo sempre più drammatico di vittime delle proteste represse dai militari, sta inevitabilmente acuendo disagi, sofferenze e fughe tra la popolazione già provata;
la Regione Emilia-Romagna ha avuto e ha tutt’ora rapporti significativi con il Myanmar anche grazie ad associazioni solidaristiche e culturali quali l’Associazione Amici della Birmania con sede a Parma e l’Associazione parlamentare Amici della Birmania, che si sono battute per anni per la liberazione di Aung San Suu Kyi e oggi chiedono a gran voce alle Autorità nazionali una azione di mediazione che assicuri la sua protezione e il ripristino con lei della pace e democrazia;
oltre a rapporti instauratisi negli anni scorsi in ambito sanitario per portare buone prassi e operatori in Myanmar, tra gli ultimi progetti di solidarietà internazionale sostenuti dalla Regione sul Piano di Cooperazione 2019 vi è quello realizzato da Onlus Moses e altri soggetti nello Stato birmano del Karen per aiuti umanitari donne e bambini in fuga dal conflitto armato e dagli abusi dell’esercito birmano;
a ottobre 2013 la Premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi è stata in Italia e Bologna, dove ha ricevuto la Laurea ad honorem dell’Alma Mater e dove ha incontrato la Giunta regionale, nella persona dell’assessore Patrizio Bianchi, stabilendo una relazione di reciproco scambio nel solco della solida tradizione di cooperazione internazionale allo sviluppo sociale e democratico che appartiene a questa Amministrazione;

Sottolineato che

le citate Associazioni, Onlus e altri soggetti anche istituzionali impegnati al Tavolo regionale per la Cooperazione quale ad esempio l’Università di Parma, stanno chiedendo un’attivazione dell’Emilia-Romagna per contribuire alla pacificazione e al sostegno concreto del popolo in Myanmar;
è in corso di definizione il nuovo Piano di cooperazione internazionale della Regione, dove troveranno posto sia progetti di sostegno allo sviluppo di lungo termine che progetti di sollievo immediato e aiuto umanitario a popolazioni del mondo martoriate dai conflitti;
Aung San Suu Kyi rappresenta il punto di riferimento di tutte le realtà sociali birmane che lottano ogni giorno per offrire prospettive di benessere alla popolazione, nonché esempio femminile, capace di ispirare movimenti per la libertà, la riconciliazione e la democrazia in ogni parte del mondo;
Impegna l’Assemblea Legislativa e la Giunta regionale, per quanto di competenza,
A tenere alta l’attenzione nazionale e internazionale sulla situazione in Myanmar determinatasi dopo il colpo di stato dell’Esercito, e a sostenere in ogni sede competente le iniziative per un’immediata cessazione delle violenze sui civili e liberazione delle Autorità elette democraticamente in quel Paese;
a promuovere e aderire alle iniziative nazionali ed europee per la liberazione e protezione della Premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi, leader del partito uscito vincitore dalle ultime elezioni democratiche, «Mother SUU» e guida riconosciuta dal popolo birmano, da cui dipende in gran parte la riapertura di una fase di dialogo, di riconciliazione e di pace in Myanmar;
a sostenere le organizzazioni, associazioni e onlus emiliano-romagnole in progetti umanitari, di aiuto sociale e sanitario immediato alla popolazione birmana e a rinsaldare i rapporti instaurati negli anni anche attraverso il proprio Piano di cooperazione internazionale allo sviluppo in corso di definizione, al fine di contribuire al processo di emancipazione democratica del Paese asiatico.

PRIMA FIRMATARIA – ROBERTA MORI

Questo articolo è disponibile anche in: Inglese

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