“Tempo nuovo nel Myanmar e seri errori da superare”. L’articolo di Albertina Soliani per “Avvenire”
English Version
Cari Amici,
il giorno 5 dicembre il giornale Avvenire ha pubblicato un mio articolo con il titolo “Tempo nuovo nel Myanmar e seri errori da superare”.
È una mia riflessione sul Myanmar oggi che metto a disposizione dell’opinione pubblica in Occidente.
Come sapete essa è il frutto non solo di un’esperienza comune come quella dell’Associazione per l’Amicizia Italia Birmania Giuseppe Malpeli ma anche dei miei scambi nazionali e internazionali, anche recenti, sul Myanmar.
Vi ringrazio molto dell’attenzione.
Molti cari saluti.
Albertina
Il Paese di Aung San Suu Kyi, trionfatrice alle elezioni, a una svolta
Tempo nuovo nel Myanmar e seri errori da superare
di Albertina Soliani
Caro direttore,
le elezioni politiche dell’8 novembre scorso, stravinte da Aung San Suu Kyi e dal suo partito, la Lega Nazionale per la Democrazia (Nld), hanno aperto un tempo nuovo in Myanmar. Il voto del popolo ha confermato la scelta per la democrazia. E il processo è consolidato, nonostante le difficoltà, la sospensione del voto in alcuni Municipi a causa dei conflitti armati, il rapimento di tre candidati dell’Nld nel Rakhine, l’uccisione di un parlamentare eletto nel nord dello Shan e nonostante che la Costituzione in vigore, quella del 2008, sia non democratica. Il voto è stato molto partecipato e pacifico, in piena emergenza pandemica.
Con più dell’80% dei consensi e la maggioranza assoluta dei seggi, l’Nld potrebbe dar vita a un suo governo, ma ha scelto di formare un governo di unità nazionale rivolgendo l’invito a partecipare ai 48 partiti etnici, espressione di un popolo di 135 etnie riconosciute. Una scelta strategica, per potenziare il processo di riconciliazione, inclusione e pace, e per costruire la Repubblica dell’Unione Federale Democratica, che è l’obiettivo politico di questa legislatura. Dopo più di 60 anni di governo militare, centralista e nazionalista, il federalismo democratico è per il Myanmar l’orizzonte del XXI secolo, la via per la pace. In questo quadro si legge anche il gesto del gruppo armato Arakan Army, nel Rakhine, che nei giorni successivi al voto ha chiesto al governo e ai militari che si tengano al più presto le elezioni politiche anche nei territori dove erano state sospese, mentre i militari hanno dato il loro assenso a negoziati con i ribelli. Una nuova stagione politica, costituente, si è aperta, dunque, in questi giorni e per i prossimi cinque anni. Con essa dovranno confrontarsi i mi-litari, sconfitti nelle urne pur mantenendo ancora un ruolo politico con importanti leve del potere in mano. Eppure, anch’essi sanno che il loro ruolo è destinato a ridimensionarsi. I prossimi tre mesi vedranno l’elezione delle più alte cariche dello Stato e la formazione del governo. È il Myanmar del XXI secolo che il popolo ha forgiato con le elezioni del 2012, del 2015, del 2020, confermando costantemente al Nld una maggioranza schiacciante Questa è l’ora di un nuovo dialogo tra la comunità internazionale, il Myanmar e la sua leader, Aung San Suu Kyi. Collocato nello scacchiere asiatico, tra l’India e la Cina, membro dell’Asean, con intensi rapporti politici ed economici con la Cina, il Giappone, la Corea del Sud, l’India, Singapore, il Myanmar è partner del grande accordo commerciale multilaterale del Pacifico recentemente firmato da 14 Paesi. È centrale nell’iniziativa cinese Belt and Road e ha profondi legami con l’Europa.
L’Occidente e le organizzazioni internazionali dei diritti umani e della cooperazione non potranno mancare a questo appuntamento. Sappiamo che in questi anni è prevalso l’approccio delle critiche ad Aung San Suu Kyi sulla questione dei rohingya, subito trasformata nella caduta della sua icona. Un approccio che non rende giustizia a lei, né alla complessità del Myanmar, né agli interessi internazionali e geopolitici in gioco, né alla ricerca di soluzioni vere al problema di quella minoranza etnica e religiosa. Non rende giustizia a lei, leader da trent’anni nel suo Paese, una leadership non violenta, per vent’anni vissuta agli arresti domiciliari, e unica al mondo. Non rende giustizia al suo sforzo per coinvolgere nel 2016 la comunità internazionale, attraverso la Commissione d’indagine sul Rakhine da lei costituita e affidata a Kofi Annan. Ma la comunità internazionale e i media l’hanno ignorata. Un appuntamento mancato, la consegna a lei e al mondo del Rapporto Annan il 25 agosto 2017. Di lì, con gli attacchi nello stesso giorno del gruppo terroristico Arsa (Arakan Rohingya Salvation Army), e la reazione brutale dei militari, è iniziato l’esodo dei rohingya verso il Bangladesh.
Non stupisce che di fronte alla Corte internazionale di Giustizia de L’Aia, chiamata dalla Organizzazione della cooperazione islamica a rispondere all’accusa di intenzione di genocidio da parte del suo Paese, lei abbia negato questa intenzione, pur riconoscendo la gravità degli episodi di violenza. Pensava al futuro del Myanmar, e dei rohingya. E ora è tempo, per tutti, di una svolta. È tempo per l’Occidente di una strategia politica lungimirante, che sostenga concretamente il processo democratico in Myanmar, la pacificazione nazionale e il rientro dei rohingya. Che apra anche a una partnership economica e commerciale, con reciproco vantaggio. Tre anni fa, in questi giorni, papa Francesco era in Myanmar. Un incontro non dimenticato, un cammino che continua.
Albertina Soliani
Già presidente dell’Associazione Parlamentare Amici della Birmania
Articolo uscito sul quotidiano Avvenire il 5 dicembre 2020
New article by Albertina Soliani for “Avvenire”: a new time after the elections in Myanmar
Below the translation of the article written by Albertina Soliani and published in the italian newspaper Avvenire on Saturday, December 5th, 2020
The Country of Aung San Suu Kyi – election winner – at a turning point
A new time in Myamar and serious mistakes to overcome
By Albertina Soliani
Dear Director, the political election of the past 8th November – won by Aung San Suu Kyi and her party the National League for Democracy (NLD) by a landslide – started a new time in Myanmar. The people’s vote confirmed they chose democracy. And the process is strengthened, despite the difficulties, the suspension of voting in some Townships due to armed conflicts, the kidnapping of three NLD candidates in Rakhine, the killing of an elected parliamentarian in the north of the Shan and despite the fact that the Constitution in force – that of 2008 – is undemocratic. The vote was very participatory and peaceful in full pandemic emergency.
With more than 80% of the votes and an absolute majority of seats, the NLD could have given life to its own government, but it has chosen to form a government of national unity by inviting the 48 ethnic parties – expression of a population of 135 recognised ethnic groups – to participate. A strategic choice to strengthen the process of reconciliation, inclusion and peace, and to build the Republic of the Federal Democratic Union, which is the political goal of this legislature. After more than 60 years of military, centralist and nationalist government, democratic federalism is the horizon of the 21st century for Myanmar, the way to peace. The gesture of the Arakan Army armed group in Rakhine can also be read in this context. In the days following the ballots the AA appealed to the government and the military, calling for voting to be held as soon as possible even in the areas where it had been cancelled, while the military gave their assent to negotiate with the rebels. A new political, constituent season has therefore opened in these days and for the next five years. The military shall have to confront with it: they were defeated in the polls, yet they still retain a political role with important levers of power in hand. Yet, they too know that their role is destined to be scaled down. The next three months will see the election of the highest state officials and the formation of the government. It is the Myanmar of the 21st century that the people forged with the elections of 2012, 2015, 2020, constantly confirming and giving an overwhelming majority to the NLD. This is the time for a new dialogue between the international community, Myanmar and its leader, Aung San Suu Kyi. Located in the Asian chessboard, between India and China, member of ASEAN, with intense political and economic relations with China, Japan, South Korea, India, Singapore, Myanmar is partner of the great multilateral trade agreement of the Pacific recently signed by 14 countries. It is paramount in the Chinese Belt and Road initiative and boasts deep ties with Europe.
The West and international organisations of human rights and cooperation cannot miss this appointment. We know that in recent years the approach of criticism towards Aung San Suu Kyi on the issue of the Rohingya has prevailed, immediately turned into the fall of her icon. An approach that does not do justice to her nor to the complexity of Myanmar nor to the international and geopolitical interests at stake nor to the search for real solutions to the problem of that ethnic and religious minority. It does not do justice to her, a leader in her country for thirty years, a non-violent leadership, lived under house arrest for twenty years, and unmatched in the world. It does not do justice to her effort to involve the international community in 2016 through the Rakhine Investigation Commission set up by her and entrusted to Kofi Annan. But the international community and the media ignored it. A missed appointment, the delivery of the Annan Report to her and to the world on 25th August 2017. From there the exodus of the Rohingya to Bangladesh has started with the attacks by the terrorist group Arsa (Arakan Rohingya Salvation Army) on the same day and the brutal crackdown of the military.
It is not surprising that before the International Court of Justice in The Hague, called by the Organization of Islamic Cooperation to respond to the charge of genocidal intent by her Country, she denied this intention, even if she had acknowledged the seriousness of the episodes of violence. She was thinking about the future of Myanmar and of the Rohingya. And now it is time for everyone to change direction. It is time for the West to have a far-sighted political strategy, which actually supports the democratic process in Myanmar, the national reconciliation and the return of the Rohingya, which also opens up to an economic and commercial partnership with mutual benefit. Three years ago, in these days, Pope Francis was in Myanmar. A meeting not forgotten, a journey that still continues.
Albertina Soliani
Former president of the Parliamentary Association Friends of Burma
Published in the italian newspaper Avvenire on Saturday, December 5th, 2020
Italian version



One Comment
Наталья
Con piu dell 80% dei consensi e la maggioranza assoluta dei seggi, l Nld potrebbe dar vita a un suo governo, ma ha scelto di formare un governo di unita nazionale rivolgendo l invito a partecipare ai 48 partiti etnici, espressione di un popolo di 135 etnie riconosciute. Una scelta strategica, per potenziare il processo di riconciliazione, inclusione e pace, e per costruire la Repubblica dell Unione Federale Democratica, che e l obiettivo politico di questa legislatura. Dopo piu di 60 anni di governo militare, centralista e nazionalista, il federalismo democratico e per il Myanmar l orizzonte del XXI secolo, la via per la pace. In questo quadro si legge anche il gesto del gruppo armato Arakan Army, nel Rakhine, che nei giorni successivi al voto ha chiesto al governo e ai militari che si tengano al piu presto le elezioni politiche anche nei territori dove erano state sospese, mentre i militari hanno dato il loro assenso a negoziati con i ribelli. Una nuova stagione politica, costituente, si e aperta, dunque, in questi giorni e per i prossimi cinque anni. Con essa dovranno confrontarsi i mi-litari, sconfitti nelle urne pur mantenendo ancora un ruolo politico con importanti leve del potere in mano. Eppure, anch essi sanno che il loro ruolo e destinato a ridimensionarsi. I prossimi tre mesi vedranno l elezione delle piu alte cariche dello Stato e la formazione del governo. E il Myanmar del XXI secolo che il popolo ha forgiato con le elezioni del 2012, del 2015, del 2020, confermando costantemente al Nld una maggioranza schiacciante Questa e l ora di un nuovo dialogo tra la comunita internazionale, il Myanmar e la sua leader, Aung San Suu Kyi. Collocato nello scacchiere asiatico, tra l India e la Cina, membro dell Asean, con intensi rapporti politici ed economici con la Cina, il Giappone, la Corea del Sud, l India, Singapore, il Myanmar e partner del grande accordo commerciale multilaterale del Pacifico recentemente firmato da 14 Paesi. E centrale nell iniziativa cinese Belt and Road e ha profondi legami con l Europa. Articolo Precedente Donne: un patto per la terra : il 2 dicembre un iniziativa online sul ruolo delle donne in agricoltura