Lettera della Senatrice Albertina Soliani

Cari Amici,

sapete bene che cosa hanno significato gli ultimi giorni di ottobre trascorsi insieme ad Aung San Suu Kyi in Italia e a Parma: un grande dono per noi, per il nostro Paese e per la città, un tempo felice per lei, una grande gioia per i birmani. Tutti coloro che l’hanno incontrata o l’hanno vista e ascoltata sui siti, hanno provato una emozione profonda. Incontri così toccano la vita, e questo avviene di rado. Siamo stati coinvolti in una storia molto grande e allo stesso tempo molto vicina. Questo può fare la politica, teniamolo sempre presente. La politica intrecciata con la vita come è accaduto a me e a Giuseppe, coltivata per anni, nel silenzio, con costanza. Senza Twitter, senza spot. Questo sanno trasmettere persone come Aung San Suu Kyi, concentrate sull’essenziale e aperte agli altri, dalle persone che rappresentano le istituzioni a quelle più semplici che ha incontrato per strada.

Un bambino di seconda elementare, dopo averla incontrata con la sua classe sotto i Portici del Grano, al suo arrivo in Municipio (lei è andata tra loro e li ha abbracciati), ha detto alla sua maestra: “E’ una Signora che mi ha commosso e ha messo nella mia testa un semino di pace che durerà tutta la vita”.

Quel che ho vissuto non è raccontabile del tutto ma tenterò di darvi conto, un poco, della sua visita in Italia. Che ho seguito per tutto il tempo.

Del suo significato politico, innanzitutto.

Aung San Suu Kyi aveva ricevuto molti inviti a venire in Italia, ma, come abbiamo poi saputo, la decisione di aggiungere la tappa italiana al suo ultimo viaggio in Europa è stata presa dopo il nostro incontro a Naypyidaw nell’agosto scorso. L’amicizia, la musica del Festival Verdi a Parma le hanno dato la spinta. La costruzione della visita, a cui da allora ci siamo dedicati in tutti i suoi aspetti, da quelli politici a quelli istituzionali, da quelli organizzativi alla sicurezza, le ha fatto incontrare il calore dell’Italia, facendo del nostro Paese un interlocutore importante del suo Paese e del processo democratico in atto, riequilibrando rapporti finora prevalentemente concentrati sugli interessi e gli affari ai quali i governi sono particolarmente attenti e che i regimi preferibilmente coltivano. Io ne ero consapevole, fin dai tempi del mio lavoro parlamentare per la Birmania. Il lavoro parlamentare, la solidarietà delle città, delle università, delle associazioni ad Aung San Suu Kyi sono l’antefatto di questa visita che ha assunto un grande significato per Aung San Suu Kyi e per l’Italia. Gli incontri di Aung San Suu Kyi con le più alte cariche dello Stato, con le città di Roma, Torino, Bologna, Parma e con l’università di Bologna hanno consentito di mettere a fuoco con chiarezza la portata politica della transizione democratica in atto in Birmania, la necessità del cambiamento della Costituzione da lei ribadita in ogni circostanza, il ruolo di Aung San Suu Kyi per l’equilibrio e la pacificazione nazionale. I prossimi mesi, in vista delle elezioni del 2015, saranno decisivi in Birmania, e non privi di rischi. Dopo questa visita, l’Italia c’è , con lei e con la Birmania più e meglio di prima.

Gli incontri a Roma con Napolitano, Letta, Bonino, Grasso e Boldrini sono stati molto positivi. Ho visto quando è entrata in auto a Palazzo Chigi e al Quirinale e ho pensato al cammino suo e nostro di questi anni. L’incontro al Senato in Sala Zuccari, aperto ai parlamentari e a esponenti della società civile, è stato molto partecipato e ricco di interventi. Alla Camera un po’ meno, e la rete ha dato anche conto del fatto che la Presidente l’ha fatta attendere in anticamera. Un atteggiamento che non ci rappresenta.

Ho assistito alla conferenza stampa alla Farnesina con il Ministro degli Esteri. Aung San Suu Kyi è stata molto chiara, puntuale, molto apprezzata.

E’ stata più che una visita di Stato, per una persona che è Premio Nobel per la Pace e parlamentare, capo dell’opposizione. Tutti hanno compreso che la sua presenza, la sua parola hanno un’autorevolezza superiore, e insieme la semplicità di una grandissima umanità, e il valore di una spiritualità palpabile. A Roma ha incontrato anche il Papa – “molto dolce” mi ha detto – e so che il Papa è rimasto molto colpito da lei e l’ha definita il Mandela dell’Asia. Avranno ancora cose da dirsi e da fare insieme, l’Asia è nel futuro immediato di Papa Francesco.

Come potete immaginare, ero ad accoglierla a Fiumicino il 27, proveniente da Londra, con i fiori che le fanno piacere. E a Fiumicino l’ho accompagnata all’aereo per Bangkok il primo novembre. Giorni molto intensi, con una vicinanza profonda, nonostante l’inglese che non so e che adesso devo imparare. All’arrivo a Fiumicino siamo state alcuni minuti insieme da sole, abbiamo parlato in francese dell’importanza della spiritualità in un mondo che soffre. Eravamo alla vigilia dell’incontro con il Papa.

La visita a Roma, ai Mercati di Traiano e al Campidoglio, accolta dal Sindaco Ignazio Marino, è stata emozionante per tutti. Lei tornava dopo decenni, quando da giovane studentessa di Oxford era venuta in visita di studio in Italia. Di Roma ricordava i monumenti e il gelato buono. “Roma mi ha dato la forza di lottare”, ha detto Aung San Suu Kyi. “Diventare cittadini di Roma è diventare cittadini del mondo. Sono felice e vi sono grata per avermi scelta come cittadina”. E ha aggiunto: “E’ uno dei viaggi più felici cha abbia mai fatto”.

La sera, sulla Terrazza Caffarelli, da cui la vista di Roma è incantevole, ha incontrato a cena alcune persone invitate dal Sindaco, tra cui il Rabbino Capo di Roma Riccardo Di Segni, Baggio, Rutelli e Veltroni che l’avevano sostenuta negli anni precedenti.

Il 29 siamo andati insieme a Torino, in treno. L’ha accolta il Sindaco Fassino, ha fatto un’intervista con il direttore della Stampa Mario Calabresi e poi vi è stata la cerimonia in Consiglio Comunale. Sobria e intensa, come sono i piemontesi. Lei è intervenuta, con generosità di pensiero e di affetto, come sempre. Spero che riusciremo a pubblicare presto i suoi discorsi in Italia. Prima della partenza da Porta Susa Fassino l’ha portata a bere il “bicerìn”, nella pasticceria di fronte alla chiesa della Consolata. Un rito per i piemontesi che lei ha vissuto con gioia.

A sera, in treno, siamo arrivati a Bologna, con molta gente in strada e davanti all’hotel che si stringeva a lei. Il giorno dopo la città l’ha accolta con grande calore, nella sala del Consiglio Comunale e poi nell’Aula Magna di Santa Lucia. Davvero indimenticabile Bologna. Soprattutto all’università, con la consegna della laurea honoris causa con rito medievale. Leggete il suo discorso, è sul sito dell’università e anche quello in Comune, dedicato in parte a suo padre Aung San e ai militari. Di fronte a lei, in prima fila, c’erano alcuni rappresentanti dell’Esercito e della Guardia di Finanza, con i quali ha poi conversato. Al termine della cerimonia in Aula Magna, una giovane pianista cino – olandese ha suonato per lei il canone di Pachelbel che lei suonava in casa sul vecchio pianoforte quando era agli arresti domiciliari. Momenti di grande commozione, e gesti colmi di significato tra la giovane pianista e lei. A Bologna ha incontrato il professor Alberto Melloni, Segretario della Fondazione per le Scienze Religiose Giovanni XXIII, che le ha proposto un forum tra Rangoon e Bologna sul perdono e la riconciliazione. Lei ha accettato.

A Parma si è sentita a casa, lo sapete. Potete vedere i siti e in particolare il nostrowww.amiciziataliabirmania.it. Stiamo preparando un video sulla visita nella nostra città che sarà presto a disposizione. L’incontro con gli studenti all’Auditorium Paganini è stato un avvenimento unico. In un grande silenzio, con una grande partecipazione.

La visita privata, dopo, è stata molto bella. In Cattedrale e in Battistero, dove il Vescovo Solmi e lei hanno pregato insieme. Ha scelto il luogo, sotto l’affresco della Madonna con il Bambino che gioca con il velo della mamma. Ha ammirato questi luoghi e l’arte, da Correggio ad Antelami, ha camminato per via al Duomo e via Garibaldi, si è fermata al Monumento al Partigiano e ha camminato intorno, “dobbiamo lasciarlo sulla nostra destra”, si è recata al Monumento a Verdi dove la Corale Verdi ha cantato il Va’ Pensiero. Anch’io, stretta a lei, e alla fine ha avuto il coraggio di dire che canto bene. Ha cercato subito la partitura perché vuole insegnarlo ai bambini in Birmania e gliela abbiamo trovata. Ha ammirato il Taetro Farnese e ha visto la mostra di Bodoni con grande interesse. Poi è andata al Club dei 27, come sapete ciascuno dei componenti porta il nome di un’opera del Maestro. Un incontro  incantevole. Li ha baciati tutti uno per uno e all’uscita ha salutato una signora novantenne in alto da tempo alla finestra per vederla.

Stava in albergo al Palazzo Dalla Rosa Parti in via al Duomo che ha offerto l’ospitalità. Si è sentita in famiglia e lo ha dimostrato alla Signora Dalla Rosa Prati e ai figli. Il catering, offerto anch’esso, l’avevamo affidato a Massimo Spigaroli, con i migliori prodotti della nostra terra. A mezzogiorno ha desiderato la pizza, e gliel’abbiamo portata dall’Orfeo. Dalla sua stanza sentiva con gioia suonare le campane. Il 31, verso sera, ha sentito suonare la fisarmonica di Giovanni, il musicista moldavo che da anni a Parma suona in strada, spesso sul marciapiede di fronte. Gli ha mandato due rose, e poi un biglietto, e infine, uscendo per andare a teatro, lo ha incontrato e ringraziato. A Parma per un giorno intero si è sentita avvolta dalla musica, cominciando dagli ottoni dell’Orchestra Toscanini che le hanno suonato la Marcia Trionfale dell’Aida all’arrivo in Municipio. Anche il mattino dopo, sull’aereo Bologna – Roma, in sottofondo c’erano il Va’ Pensiero e I Lombardi alla Prima Crociata.

Voglio dire la mia gratitudine e il mio apprezzamento a quanti hanno lavorato per l’organizzazione delle due giornate di Parma, dalle autorità ai dirigenti, dai volontari alla scorta, dalle forze dell’ordine ai mezzi di informazione. La stessa cosa ho trasmesso a quanti, nei ministeri, nelle città interessate e nell’università di Bologna si sono adoperati per questa visita e per il suo successo, che è stato grande. Un lavoro ricompensato da emozioni profonde.

La sera, al Teatro Regio, ha ascoltato con noi la Messa da Requiem di Verdi, ha ricevuto l’applauso del teatro, ha salutato molti, piccoli e grandi, parlando con loro.

Con Giuseppe, quella sera, abbiamo vissuto il miracolo dentro la storia che conoscete.

Una storia che continua. Domenica arrivano a Roma e poi a Reggio Emilia, Parma, Bologna, Monza, per una settimana Thein Lwin e Thant Lwin Maung, collaboratori di Aung San Suu Kyi per la scuola e l’università. Così sosteniamo la democrazia in Birmania e anche la nostra in uno scambio che aiuta tutti e già costruisce il futuro. Presto l’Associazione di Amicizia Italia – Birmania metterà al lavoro coloro che hanno già manifestato l’intenzione di collaborare nel campo della sanità, mentre continueremo l’attività con le scuole.

Giorni pieni di gioia, di valori, di umanità, questi. Per tutti quelli che li hanno vissuti, e in particolare per me. Giorni che consideriamo eccezionali ma potrebbero essere vissuti come normali, per lei è così. Giorni per me attraversati dalla morte di Mimì, la più cara amica della vita, mentre ero a Roma. Voleva che fossi là. Le sue ultime parole al telefono sono state di grande contentezza per il successo di Aung San Suu Kyi a Roma. Dolore e gioia insieme, grandissimi, nel mistero della vita.

Continua anche, in questi giorni, il mio lavoro per le celebrazioni verdiane, ancora intense.

E, infine, vi dico anche che in questi giorni è uscito il mio libro che racconta, soprattutto alla mia gente e ai miei elettori, la vita e la politica che ho vissuto fin qui. Cosa ho visto, cosa ho fatto, cosa ho capito. Si intitola “Tutto si muove, tutto si tiene”, edizioni Diabasis.

Cari Amici, viviamo insieme il tempo drammatico dell’Italia e quello, non meno drammatico, del PD. In questa fase è venuto naturale per me concentrarmi su realtà che ci fanno respirare a pieni polmoni. Il rapporto con Aung San Suu Kyi è uno di questi, il più importante, il più bello, e poiché so che fa molto bene a noi e alla nostra democrazia, mi dedico soprattutto a questo. E a Verdi, che è nel cuore del nostro territorio e nel mondo.

Ho sempre saputo che ciò che conta è l’essere, di ciascuno di noi e di noi insieme. La vita e la politica si intrecciano così, per dare il meglio di sé. E’ ciò che intendo coltivare di più, nel tempo che mi resta.

Un caro saluto

Albertina Soliani

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