Fare informazione in Myanmar, tra censura e autocensura

15_06_24_giornali

Riccardo Noury, portavoce in Italia di Amnesty International ha pubblicato sul blog del Corriere della Sera “Le persone e la dignità”, l’intervento che vi proponiamo.

 

Con l’avvicinarsi delle elezioni, previste a novembre, le autorità di Myanmar stanno inasprendo le già rigide norme sulla libertà d’informazione attraverso minacce, intimidazioni e arresti.

In totale contrasto con la tanto sbandierata “apertura politica” promossa dal 2011, nell’ultimo anno sono stati arrestati e condannati almeno 10 operatori dell’informazione.

Niente progresso, dunque, ma vecchie tattiche repressive, come denunciato nei giorni scorsi da Amnesty International, cui si affianca ora l’autocensura. I giornalisti di Myanmar sanno bene quale sia la “linea rossa” da non oltrepassare: fatti che riguardano l’esercito, il nazionalismo estremista buddista e la persecuzione della minoranza rohingya.

“Camminiamo in equilibrio su una fune sottile” – ha sintetizzato un giornalista che ha chiesto all’organizzazione per i diritti umani, come la maggior parte dei suoi colleghi, di rimanere anonimo.

Il caso dei giornalisti del quotidiano “Unità”, di cui avevamo parlato qui, è emblematico. In appello, la loro condanna per aver rivelato l’esistenza di una possibile fabbrica segreta di armi chimiche è stata ridotta a sette anni.

Nell’ottobre 2014, il freelance Aung Kyaw Naing è stato ucciso mentre era in custodia militare. Quando hanno riesumato il suo corpo, vi hanno trovato segni di tortura. È stata aperta un’indagine ma ancora non si conoscono i responsabili dell’omicidio.

Funzionari dell’esercito non si fanno scrupoli nel minacciare apertamente o aggredire in luogo pubblico i giornalisti che si occupano di questioni interne alle forze armate o dei conflitti in corso nei vari stati della federazione.

Con l’approssimarsi delle elezioni, una stampa libera e indipendente sarebbe più importante che mai per informare gli elettori e permettere loro di scegliere consapevolmente per chi votare. È questo ciò di cui hanno paura le autorità di Myanmar.

http://lepersoneeladignita.corriere.it/2015/06/23/i-giornalisti-di-myanmar-tra-censura-e-autocensura/

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