Discorso di Aung San Suu Kyi all’Auditorium Paganini di Parma, 31 Ottobre 2013

paganiniSignor Sindaco, Signor Presidente della Provincia, voi tutti amici parmigiani, specialmente Giuseppe e carissima Albertina Soliani,

Io sono stata davvero molto commossa questa mattina quando ho visto che ad accogliermi e a salutarmi al Palazzo del Comune non c’erano solo gli studenti, ma anche la musica che risuonava. E questo ricordo resterà nel mio cuore per sempre, mi ricorderà sempre Parma: la musica assieme al calore e all’affetto.

La Senatrice Soliani ha parlato di casa. La casa è il luogo dove ti senti sicuro. E io mi sento sicura a Parma: grazie per avermi dato una casa qui. [applausi] Tutti noi che viviamo in questo mondo desideriamo avere una casa. Quando sono stata agli arresti domiciliari per molti anni, in giorni in cui il mio partito ed altri che lavoravano per la democrazia erano soggetti ad una grande repressione, ho sempre pensato: se avessimo anche un solo vero amico al nostro fianco in ogni situazione, allora potremmo sfidare tutti, in cielo e sulla terra, perché saremmo protetti e potremmo rifugiarci sempre nell’amore e nella fiducia di questo amico. Ecco, la Senatrice Soliani è una di queste amiche. Non solo ci ha offerto amicizia e calore, ma ha anche mostrato che la forza può uscire da una grande gentilezza. Vedendola, non immagineresti mai quanto sia stata forte. Albertina e Giuseppe insieme hanno fatto grandissime cose non solo per la Birmania o per Parma, ma grandi cose ovunque nel nome dell’amicizia e della solidarietà.  [applausi] La mia decisione di venire in Italia è stata influenzata principalmente dalla Senatrice Soliani; se non fosse venuta a dirmi di come tutti voi mi stavate aspettando, non credo che l’Italia sarebbe stata inclusa in questo viaggio. Ma sentivo che dovevo venire qui, tra le altre cose, per assistere all’ultima serata del Festival Verdi.

Verdi è un uomo di musica, e la musica è universale. Nel nostro mondo di oggi, abbiamo bisogno di cose che ci uniscano. Siamo troppo pieni di emozioni che tendono a dividerci. E la musica è una di quelle cose che ci unisce. Sono particolarmente felice che siano dei giovani a suonare qui. I giovani e la musica: insieme potranno costruire per noi un futuro che avvicini sempre di più persone diverse.

In quanto politica ho dovuto subire molte esperienze differenti. Non come politica in una situazione democratica, ma in un regime di dittatura militare. Questo richiede un tipo di forza che ci permetta non solo di resistere alla repressione e all’ingiustizia, ma di resistere alla repressione e all’ingiustizia senza cedere al rancore e al desiderio di vendetta. Questo non è facile; ma sono sempre stata convinta che se cediamo all’odio e al rancore noi perdiamo; non potremo mai essere veramente vittoriosi se non conquistiamo la vittoria senza rancore e senza il desiderio di infliggere agli altri ciò che è stato inflitto a noi.

Troppo spesso nel mondo attuale c’è la tendenza ad allontanare le persone tra loro; il mio paese ha molti problemi e molti conflitti: conflitti etnici, conflitti tra comunità, differenze tra coloro che hanno scelto visioni politiche diverse. Tutte queste differenze rappresentano delle sfide da raccogliere e da superare. Spesso mi si chiede di condannare una comunità, perché la condanna sembra essere quello che le persone vedono come un impegno rispetto a certi valori. Ma i valori su cui ci siamo impegnati sono quelli della solidarietà, i valori che avvicinino il nostro popolo per tutti. La condanna non ha mai portato una maggiore solidarietà o una maggiore democrazia.

Noi dobbiamo capire che gli altri sono diversi da noi, e voi a Parma avete dimostrato di poter comprende persone che sono molto diverse da voi. La Birmania è un paese lontano da voi. La nostra cultura è molto diversa dalla vostra; il nostro popolo è diverso dal vostro; la nostra storia è diversa dalla vostra; eppure, nonostante tutte queste differenze, avete scoperto che cosa ci unisce, che cosa c’è di simile tra noi: il nostro desiderio di libertà, il nostro desiderio di vivere in pace e di far sì che il futuro dei nostri figli sia assicurato. I giovani in Italia si preoccupano per il loro futuro. Lo stesso accade tra i giovani in Birmania: non sanno dove andranno; quello che sanno è che non vogliono stare dove i loro genitori sono stati per tanto tempo. Penso che qui voi siate più fortunati; i vostri giovani qui non devono avere paura di rimanere nella stessa situazione in cui si sono trovati i loro genitori. Ma naturalmente, vogliono progredire, vogliono che la loro situazione sia migliore. Questa è un’ambizione non solo naturale, ma desiderabile. Ma dovete porvi una domanda: in che senso “migliore”? In che modo i giovani desiderano stare meglio dei loro genitori? Vogliono solo stare meglio dal punto di vista materiale? Questa è la domanda che dovete porvi: cosa intendete con “stare meglio?”.  Recentemente ho parlato con una persona molto ricca, un novantenne, che ha avuto una lunga esperienza di vita, a cui ho posto questa domanda: “la ricchezza rende un uomo più felice? E lui ha detto: “No”. C’è un certo livello che devi raggiungere per essere sicuro; questo lo ammetteva. Ma una volta che hai raggiunto questo livello, un livello che ti rende sicuro, un livello al quale non ti devi preoccupare del pane quotidiano, della casa in cui vivi, del futuro dei tuoi figli, più diventi ricco, più diventi infelice. Perché più accumuli ricchezze, più aumenta il desiderio di accumularne ancora: questo diventa una sfida a diventare sempre più ricchi da un punto di vista materiale, e questa corsa ti rende sempre meno felice. Quindi voi dovete decidere per voi stessi: qual è la sfida che raccoglierete? Raccoglierete la sfida di diventare più ricchi dal punto di vista materiale o raccoglierete la sfida di rendere questo mondo più ricco per tutti, inclusi voi stessi, ma anche per gli altri?

Sono stata molto toccata dai due giovani che hanno letto ciò che ho scritto sulla democrazia, sul tipo di diritti che le persone si aspettano in una società democratica. Ma vi devo anche ricordare che dico sempre al mio popolo che con i diritti arrivano anche le responsabilità. Se vogliono godere dei diritti democratici, devono essere preparati a farsi carico delle loro responsabilità come cittadini di una società democratica.

Questo significa che tutti ed ognuno di voi deve accettare di essere responsabile del destino della vostra società; voi siete responsabili del tipo di società in cui vivete.

Ci sono quelli che potrebbero dire, come ho sentito dire parlando con il mio popolo in Birmania – quando partecipo ad incontri pubblici cerco sempre, per quanto possibile, di dialogare con le persone che sono venute a sentirmi – “Che cosa posso fare io? Sono solo un pover’uomo”. “Cosa posso fare io, sono solo un negoziante, sono solo un venditore ambulante. In che modo posso fare qualcosa che cambi la società in cui vivo?”

Ma io dico sempre loro: “Ognuno di voi ha la possibilità di cambiare la società in cui vivete. Se sei una semplice venditrice ambulante e tutto quello che hai è una piccola cassetta di prodotti che cerchi di vendere tutti i giorni, devi essere onesta, la più onesta possibile in quello che fai. Non cercare di vendere alla gente prodotti scadenti, ma vendigli cose decenti; sii onesta in quello che vendi. In questo modo puoi contribuire al miglioramento della società in cui vivi. Non è vero che non sei nessuno. Ognuno è qualcuno. Ognuno è importante in qualche modo. Anche una venditrice ambulante è importante per quelli che comprano da lei. Le persone che comprano dagli ambulanti sono di solito poveri: non possono permettersi di andare nei grandi negozi, non possono permettersi di acquistare prodotti costosi. Quindi comprano quello che si possono permettere da una ambulante. E se questa li imbroglia, e dà loro meno di quello che si aspettavano, allora lei aggiungerà qualcosa agli elementi negativi della sua società.

Quindi credo che ognuno di voi abbia la possibilità di rendere migliore il mondo in cui vive: più sano, più inclusivo, più sicuro per tutti noi.

Questo è vero, specialmente per i giovani. I giovani hanno la grande fortuna di avere tempo. Il tempo è dalla loro parte. Hanno del tempo davanti a loro per cambiare loro stessi, per cambiare la società in cui vivono. Quando diventiamo più vecchi, abbiamo meno tempo. Ma proprio per questo credo che dobbiamo provarci di più. Quindi, sia perché sei vecchio, sia perché sei giovane, hai sempre una buona ragione per impegnarci di più per migliorare la società in cui viviamo. Come genitori, dobbiamo impegnarci a rendere le nostre case più felici per i nostri figli, come i figli dovrebbero impegnarsi a rendere le loro case più felici per i loro genitori; tutto inizia dal volersi capire, capirsi l’un l’altro. Capirsi inizia dalla comunicazione. Dobbiamo imparare a parlarci tra noi.

La comunicazione è qualcosa che va al di là della lingua. Io non parlo italiano e il Birmano della Senatrice Soliani è inesistente. Ma in qualche modo, siamo sempre riuscite a comunicare tra noi, con un miscuglio di cattivo francese e un po’ di inglese. [Applausi]  Ma è il desiderio, la volontà che è più importante. Se c’è la volontà di capirci tra noi, allora ce la faremo.

Questo mondo è un posto straordinario, incredibile, e voglio che specialmente i giovani lo sappiano; molte cose mi sono successe che non avrei mai pensato fossero possibili.

C’è un detto in inglese: “La realtà supera la fantasia”. Le cose che ci capitano veramente sono più strane di quelle che leggiamo nelle fiabe, nei racconti, nei romanzi.

A proposito delle fiabe, mi sono sempre ricordata di quelle che ci raccontavano da bambini. Spesso in quei racconti l’eroe o l’eroina è spinto a compiere gesti impossibili per salvare i propri cari. E spesso, mentre cercano di compiere questi gesti impossibili, o che sembrano impossibili, sono aiutati da una fata madrina, da un angelo, da un mago buono, da una persona buona che si prende cura di loro, che gli offre il suo aiuto.

Ma di tutte le offerte di aiuto di cui ho letto nelle fiabe da bambina, quella che non ho mai dimenticato è quella in cui viene dato un semplice consiglio: non guardare a quello che non sei ancora stata in grado di compiere, vai avanti, concentrati su quello che stai facendo; perché se guardi avanti e vedi quanto è dura e difficile la strada, potresti scoraggiarti. Concentrati su quello che devi fare al momento, adesso, e fallo nel modo migliore possibile. Facendo così, porterai a termine tutte quelle cose che ti sembravano impossibili da realizzare.

Quindi vorrei dire a tutti voi, inclusi i giovani: non guardate troppo lontano nel futuro, vedendolo come una strada difficile e pericolosa; guardate a quello che potete fare ora, oggi, in questo momento, e fate il meglio che potete. E se sentite che non avete dato il meglio, non siate scoraggiati, perché avete un altro momento davanti a voi, un’altra ora, un altro giorno, un altro mese. Ma cercate di non sprecare tutte le opportunità che avete ora. Se lo fate, se approfittate di ogni opportunità come se fosse la prima e l’ultima che avrete, vedrete che avrete costruito un futuro non solo per voi, ma anche per chi vi sta attorno.

Voi a Parma avete dato molto alla Birmania. Non ce lo aspettavamo da voi. Non abbiamo mai saputo quello che cercavate di fare per aiutarci. Ma ora lo sappiamo. Anche quando non sapevamo che cosa stavate facendo, dovete averci aiutato, perché eravamo sempre pieni di speranza. Sapevamo che c’era gente che aveva cura di noi, a distanze planetarie. In questo modo ci avete aiutati: avete sostenuto il nostro coraggio.

Molte persone mi hanno ringraziato per averle ispirate, ma sembrano non essersi rese conto che è stato il loro supporto e la loro cura a ispirarci e ad aiutarci ad andare avanti.

La speranza deve essere sostenuta dallo sforzo; lo dico molto spesso. La speranza non basta. Devi cercare di realizzare la tua speranza. La speranza deve essere sostenuta dall’azione, dallo sforzo, dalla determinazione. E mentre camminiamo sulla via della democrazia nel mio paese – perché devo ricordarvi che non siamo ancora ben saldi sulla strada di una società che garantisca i diritti umani basilari per tutti – siamo rafforzati dal fatto che sappiamo che voi, i nostri amici, siete con noi, e che ci aiuterete a continuare sul cammino, che è senza fine. Anche nel vostro paese il vostro cammino è senza fine: le nuove generazioni ci scavalcheranno e prenderanno il nostro posto, e ogni generazione dovrà imparare ancora da sé che cosa è necessario per fare sì che il nostro mondo non sia basato solo su analisi economiche, ma su riflessioni spirituali, che faranno di noi, in ogni generazione, una umanità migliore. Grazie.

*Scarica il discorso di Aung San Suu Kyi, Parma 31.10.2013

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