MIZZIMA INTERVISTA L’AMBASCIATORE ITALIANO IN MYANMAR

 

Il sito Mizzima (News from Myanmar) ha pubblicato oggi, 29 marzo, una lunga conversazione tra l’ambasciatore Pier Giorgio Aliberti e l’”editor in chief” di Mizzima Soe Myint.  Ne diamo qui alcuni brevi stralci.

Quali sono gli elementi chiave dei rapporti bilaterali tra Italia e Myanmar?

Penso che Italia e Myanmar abbiano molto in comune. Entrambi vantiamo una lunga storia, e abbiamo un’antica civilizzazione. Siamo splendide terre. Amiamo cose simili. La famiglia, il cibo, la cultura e da ultimo, ma non ultimo, amiamo il calcio, perciò penso che non sia difficile andare d’accordo. Penso che in particolare la cultura sia un aspetto molto importante delle relazioni bilaterali. L’Italia, come il Myanmar è piena di antichissimi siti religiosi: da noi le chiese, qui le pagode. Entrambe le nazioni sono ricche di patrimoni culturali, che significa un potenziale formidabile per il turismo.

Penso che il Myanmar abbia molto da fare in termini di sviluppo e incremento di questo potenziale e penso che in questo senso noi possiamo fornirvi aiuto. Direi che la prospettiva vista attraverso il prisma della cultura è per noi molto importante. In breve abbiamo una quantità di forti relazioni politiche e commerciali.  Ma ritengo che l’aspetto culturale rappresenti un aspetto molto specifico delle nostre relazioni bilaterali, anche per lo sviluppo della nostra cooperazione, che è senz’altro un altro elemento chiave per la nostra presenza qui.  Penso per esempio alla World Heritage list dell’UNESCO. Abbiamo aiutato il Myanmar ad ottenere il suo primo sito inserito nell’elenco dell’Unesco (Pyu Cities) e ora stiamo lavorando per ottenere il secondo (Bagan).

L’anno scorso in Yangon si ètenuta un’esposizione di prodotti italiani. Come è andata?

E’ un buon esempio dell’interesse delle imprese italiane. Erano rappresentate un centinaio di imprese.  Un punto di partenza positivo. Quest’anno vorremmo fare qualcosa di più specifico, mentre questa era una manifestazione di carattere generico. Credo che dobbiamo andare verso settori specifici. A fine anno, in novembre o dicembre, ci saranno due fiere importanti una riguardante il cibo e l’altra sull’industria dell’edilizia. All’interno di questi due eventi ci saranno due padiglioni italiani specifici, perché industria del cibo e costruzioni per noi sono molto importanti.  Tutti conoscono il cibo italiano, ma noi siamo forti anche nel design abitativo e nell’architettura.  Ho anche un progetto piuttosto ambizioso in campo culturale.  Stiamo organizzando molte attività e un nuovo programma che chiamiamo “L’Italia in Myanmar 2016”, che partirà nelle prossime settimane.  Sono sicuro che potremo vedere molta più cultura italiana nei prossimi mesi.

Come vede le relazioni tra I due paesi nei prossimi anni?

Vorremmo avere un approccio più integrato e provare a presentare l’Italia così com’è. Molta gente qui non conosce l’Italia perché non ha avuto l’occasione di visitarla. Capita che qualcuno pensi che l’Europa sia tutta uguale e quando può venire da noi capisce quanto siano differenti le diverse località.  La mia idea è di presentare l’Italia sotto diversi aspetti.  Come dicevo prima noi abbiamo buon cibo, una cultura ricca, buoni film, architettura e design straordinari e noi vogliamo presentarvi tutto questo.  Prima ho citato il football, vorremmo fare di più in termini di sport, perché lo sport unisce i popoli, fa bene ai bambini. Stiamo parlando con la Myanmar Football Federation e la Federazione del Calcio per facilitare qualche tipo di attività, di scambio.

Dobbiamo intendere la cultura in senso lato, non soltanto nel senso tradizionale del termine, comprendendovi anche attività come lo sporto e la cucina.  C’è chi pensa che il cibo sia solo quel qualche cosa che ti permette di sopravvivere, ma il cibo è anche un’esperienza culturale. Per esempio, noi abbiamo in programma di portare qui un grande chef italiano per condividere la sua esperienza. L’idea è di far conoscere al popolo del Myanmar la qualità della vita italiana, lo stile di vita italiano, al di là di qualunque tipo di macchinario che noi possiamo esportare qui da voi. E’ questo il concetto allargato di cultura.

Vorrei sentire la sua opinione sulla situazione politica del Myanmar. Siete stato testimone delle recenti elezioni.  Cosa pensate dei risultati?

Ero veramente molto, molto felice di far parte della missione degli osservatori dell’Unione Europea.  E’ stato un bel giorno per la democrazia. Ero sul posto al mattino molto presto, prima delle sei e tu potevi vedere lunghe code di cittadini in attesa di esprimere il proprio voto. Persone anziane, giovani, di ogni età, tutte le generazioni. Un’esperienza incredibile.  Penso che, parlando in generale, siano state davvero elezioni “free and fair”.  Qualche irregolarità, è vero, ma al di là di tutto un esempio positive di democrazia. E ciò a cui assistiamo ora sono segnali molto positivi verso la democrazia.  Si sta cercando di indirizzare la transizione verso la riconciliazione nazionale che è molto importante.

Sappiamo che il paese ha molti problemi. Se ne possono elencare molti: conflitti etnici, ingiustizia, mancato rispetto delle leggi e delle regole, ma oggi ci sono tutti gli elementi per un positivo sviluppo della democrazia. Ho molta fiducia in un futuro positivo.

Ciò non significa che manchino le sfide. Sarà molto duro e difficile per il nuovo governo vincere tutte le sfide, anche perché le aspettative sono molte e molto alte.  Non si può pensare che tutto cambi in un giorno.  Ma penso che alcuni segnali positivi siano importanti, già il fatto che le cose si mostrino positive, significa che stanno cambiando.  Dobbiamo concedere spazio al nuovo governo. Non dobbiamo pretendere che cambi tutto da un giorno all’altro, dobbiamo aiutarlo.  Ciascuno per la parte che ha deve provare a sostenerlo il più possibile. E’ molto importante che il governo abbia sufficiente spazio politico per andare nella giusta direzione.

L’avvio del governo è notevole, si presenta più dinamico, più mirato di prima, con una leadership autorevole.  Daw Aung San Suu Kyi avrà una grande responsabilità, sappiamo tutti che la leader è lei.  Rappresenta una grande leadership.  E’ chiaro di chi sono le responsabilità e sapere questo è molto importante per i finanziatori, per gli uomini d’affari. Insomma noi guardiamo a ciò che succederà con spirito positivo, di solidarietà.

(libera traduzione da Mizzima)

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