“L’istruzione è più potente di qualsiasi fucile”. N. Mandela

istruzioneQuesta è una lettera scritta da un alunno alla propria maestra Clelia, racconta il dramma di una famiglia, di un paese, di un popolo.

Sono storie che non vorremmo leggere, che non vorremmo conoscere, ma che dimostrano che anche nel più grande dramma ci può essere un seme di rinascita.

La speranza di un futuro migliore non si può sopprimere per sempre, è una fiamma, che non si spegne, che resta viva sotto la cenere, e potranno, torturare, torgliere tutti i diritti, uccidere ma la volontà di vivere e progredire e concedere un futuro migliore ai nostri figli non la uccideranno mai. Ed è in questa storia, che è una storia che appartiene ad ognuno di noi che possiamo trovare quel seme di liberta, speranza e civiltà che non morirà mai.

“Cara maestra Clelia,

ti scrivo questa email di nascosto dall’ufficio di Bert, non dirglielo per favore, lo sai che non possiamo usare internet. Volevo raccontarti quello che è successo, perché tu li dal tuo paese, così lontano, possa aiutarmi col cuore. L’ho cercata l’italia sai? Sulla cartina del mondo quella nel libro di Tom. È un paese cosi piccolo in confronto alla mia amata Birmania. Come hai fatto ad arrivare fino a qui? Forse un giorno anche io potrò andare in Italia?

Cara maestra Clelia,

sono molto triste, ma anche pieno di rabbia.

Lunedi mio zio Samuel, è venuto a farmi visita a scuola per darmi delle notizie.

Aveva gli occhi rossi e gli tremavano le mani e io non capivo.

Siamo andati in giardino ed è venuto anche Bert.

Zio Samuel mi ha detto che mia sorella è stata uccisa.

Mia sorella voleva venire qui da ma e trovare rifugio nella nostra scuola, non voleva più vivere nel nostro villaggio.

Ma al confine la polizia l’ha fermata, l’hanno rimandata in Birmania. L’hanno messa in prigione Clelia. Chissa come doveva essere spaventata la mia povera sorella.

E in prigione i poliziotti l’hanno stuprata. L’hanno stuprata fino a farla morire.

Ho perso il controllo mia cara maestra, ho picchiato mio zio perché non ci credevo.

Volevo lasciare la scuola e prendere un fucile, unirmi ai ribelli, uccidere i militari, distruggere mi sembrava l’unica soluzione. Questo paese distrutto è il mio paese. E Katia è mia sorella. Non ho forse il dovere di fare qualcosa?

Ma poi mia cara maestra mi è venuto in mente il film su Mandela che abbiamo visto insieme.

Lui ha sofferto cosi tanto, ha perso la sua famiglia e sacrificato la sua vita, ma non ha mai abbracciato la violenza e con la pace e le parole Mandela è riuscito a cambiare il suo paese. Quasi a salvarlo. Lui ha detto che l’istruzione è più potente di qualsiasi fucile.

Allora maestra lo sai cosa ho fatto?

Ho preso la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e l’ho letta tutta.

Poi l’ho ricopiata su un foglio bello, abbiamo scavato una buca in giardino e ci abbiamo messo dentro una foto di mia sorella e sopra la copia della Dichiarazione.

Lei credeva nella vita e nella libertà.

Ci credo anche io Clelia. Noi studiamo e crediamo nel futuro. Ma tu ai tuoi amici, quelli che sono amici di Aung Saan Suu Kyi diglielo di non lasciarci soli.

Noi l’aspettiamo.

Ti voglio bene maestra.”

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