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“La storia della mia famiglia e quella della Birmania sono indivisibili”

Pubblichiamo di seguito un messaggio di Kim Aris, figlio di Aung San Suu Kyi che riprende un discorso pronunciato in occasione di un incontro a Londra in onore della Giornata dei Martiri. 

[La traduzione italiana è riportata sotto.]

In 1988 I was 11 years old. The student revolutionaries in Burma were not much older than me, but to an 11-year-old they seemed a generation apart. When my mother was first placed under house arrest I watched as these young men were taken away to prison.
Now we are middle aged, and the years separate us less, especially as we remain united in our hopes and concerted efforts towards freedom and peace.
This unity of purpose extends beyond generations, ethnic groups and borders and cannot be suppressed.
I was recently invited to say a few words to a gathering in London, in honour of Martyrs day; I share them with you now.

We are gathered today, here and around the world, to remember those we have lost on our path to democratic freedom. We remember especially my grandfather and those who died with him this day 74 years ago. Their lives and so many others were cut short before they could see their dreams for the country and its people, fully realised. We both celebrate and honour them through this remembrance and through our commitment to seeing these ideals become reality.
It is of great sadness to me, and I am sure for yourselves and the people Burma, that 74 years on, the struggle towards that realisation still continues with the youth of the country.
Despite knowing the risks involved they have shown incredible bravery, and many can now be counted amongst the martyrs. How many more will have to die on this journey? The people of Burma have made it clear that they will not accept the yoke of military rule. It is time the military learned to serve its country and all its people.
With so many now needlessly dying of the pandemic due to the breakdown of Burma’s health system and its anti-Corona virus campaign, I would reiterate my mother’s advice to maintain all caution and sensible practice where Covid is concerned, whilst acknowledging how challenging this can be in practice.
My family’s story and that of Burma are inseparable. As my mother is detained once again, so too are the hopes of the people. Her situation shines a light on the many injustices still being perpetrated. It is hard to remain calm and persevere in the face of this unjust and brutal behaviour. We must take courage in knowing that we are closer to this journey’s end but remain aware of how easy it is to lose all that hard won progress.
With the help of yourselves and the greater international community, together with the efforts of everyone in Burma, we can ensure we do not see a further 74 years of oppression.
The spirits of all those who have fallen will guide and support us as we move towards a more enlightened and fairer society.
Thank you.
Kim Aris

Nel 1988 avevo 11 anni. Gli sudenti rivoluzionari in Birmania non erano molto piu’ vecchi di me, ma agli occhi di un undicenne, apparivano come una generazione a se’ stante. Quando mia madre e’ stata messa agli arresti domiciliari la prima volta, ho assistito mentre questi giovani uomini venivano portati in carcere.
Adesso siamo di mezza eta’ e gli anni ci separano meno, specialmente dal momento che rimaniamo uniti nelle nostre speranze e nei nostri sforzi coordinati verso la liberta’ e la pace.
Questa unita’ di intenti travalica le generazioni, i gruppi etnici e i confini e non puo’ essere repressa.
Di recente sono stato invitato a dire alcune parole durante un incontro a Londra in onore della Giornata dei Martiri; le condivido con te adesso.

Siamo radunati qui oggi, in questo luogo cosi’ come in tutto il mondo, per ricordare coloro che abbiamo perduto lungo il cammino verso la liberta’ democratica. In particolare, ricordiamo mio nonno e coloro che sono morti con lui in questo giorno di 74 anni fa. Le loro vite, cosi’ come quelle di tanti altri, sono state interrotte prima che avessero potuto vedere realizzati appieno i loro sogni per la Nazione e per il suo popolo. Li festeggiamo e li onoriamo con questa cerimonia commemorativa e attraverso il nostro impegno nel far si’ che quegli ideali diventino realta’.
E’ fonte di profonda tristezza per me, e sono certo che lo sia anche per voi e per il popolo birmano, che dopo 74 anni, la lotta per concretizzare quei sogni continui ancora con la nuova generazione di giovani del Paese.
Nonostante siano consapevoli dei rischi in gioco, hanno dimostrato un coraggio straordinario, e molti di loro adesso possono essere annoverati fra i martiri. Ma quanti dovranno ancora morire lungo questo cammino?
Il popolo birmano e’ stato chiaro nel dire che non accettera’ mai il giogo della dittatura militare. E’ giunto il momento in cui i militari devono imparare a servire il proprio Paese e il proprio popolo.
Con cosi’ tante persone che attualmente stanno morendo invano a causa della pandemia e solo perche’ il sistema sanitario birmano e’ collassato cosi’ come e’ crollata tutta la campagna contro il Coronavirus, mi sento di ribadire il consiglio di mia madre di mantenere tutte le precauzioni e le prassi regionevoli laddove si parla di Covid, mentre riconosco quanto attuarlo possa essere difficile nel concreto.
La storia della mia famiglia e quella della Birmania sono indivisibili. Mentre mia madre e’ agli arresti ancora una volta, lo sono anche le speranze del popolo. La sua situazione getta una luce sulle tante ingiustizie che sono ancora perpetrate. E’ difficile rimanere calmi e perseverare di fronte a questo comportamento iniquo e brutale. Dobbiamo farci coraggio nella consapevolezza che siamo prossimi al termine di questo percorso, ma rimaniamo consci di quanto sia facile perdere tutto quello che progressivamente abbiamo ottenuto con immensa fatica fino a qui.
Con il Vostro aiuto e con il grande impegno della comunita’ internazionale, insieme agli sforzi di tutti in Birmania, possiamo garantire che non assisteremo ad altri 74 anni di tirannia.
Possa lo spirito di tutti coloro che sono caduti guidarci e sostenerci mentre evolviamo verso una societa’ piu’ illuminata ed equa.
Vi ringrazio.
Kim Aris

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