La Birmania diventi un paese democratico

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Pubblichiamo una lettera aperta di quattro parlamentari italiane al presidente della Birmania.

Signor Presidente U Thein Sein,
il suo Paese, la Birmania, è nel nostro cuore. Per la sua bellezza e la sua civiltà, per la sofferenza del suo popolo nel corso degli ultimi cinquant’anni di dittatura militare, per la luce accesa, nel buio della paura, dalla forza e dalla gentilezza di Aung San Suu Kyi, Premio Nobel per la Pace, per la speranza nella democrazia che oggi la percorre. Rendere concreta e autentica questa speranza è nella responsabilità delle autorità del Myanmar, che lei rappresenta oggi in Italia nel vertice ASEM, come Presidente di turno dell’ASEAN e come Capo del Governo del suo Paese.
Abbiamo chiesto di incontrarla e non avendo ricevuto risposta diciamo a lei, attraverso lo strumento democratico della stampa, non solo la volontà del Parlamento italiano e del Parlamento europeo manifestata in formali pronunciamenti, ma la volontà della coscienza civile dell’Italia e dell’Europa, delle donne in particolare, che sanno come solo la democrazia assicura libertà e diritti, parità e uguaglianza.
Noi le chiediamo di favorire il processo di cambiamento della Costituzione del Myanmar, agli occhi dell’Italia, dell’Europa e del mondo non democratica. L’assegnazione del 25% dei seggi del Parlamento ai militari, l’impedimento della candidatura alla Presidenza di Aung San Suu Kyi in quanto ha relazioni famigliari con stranieri, la soglia del 75% dei consensi per l’approvazione delle leggi non appartengono allo statuto della democrazia. La fase di transizione in Myanmar verso la democrazia che vede lei, signor Presidente, e Aung San Suu Kyi protagonisti, non può arretrare, non può fallire.
La democrazia vive se i cittadini, senza alcuna esclusione, hanno parità di diritti, se i Parlamenti sono effettivamente liberi e rappresentativi. Nessun progresso economico e sociale è possibile se non in un contesto di autentica democrazia. Ci auguriamo che nei prossimi mesi il mondo intero possa constatare la volontà del suo Governo di procedere al cambiamento della Costituzione, come richiesto anche dai 5 milioni di firme recentemente raccolte nella petizione promossa dalla Lega Nazionale per la Democrazia.
Signor Presidente, le chiediamo inoltre di rendere effettivi i diritti umani nel suo Paese, i diritti fondamentali delle donne. Grandi sono le nostre preoccupazioni sul progetto di legge in discussione in Myanmar sui matrimoni interreligiosi che obbligano le donne a sposarsi unicamente con uomini della stessa religione, violando la libertà di scelta. Si tratta di provvedimenti che con la protezione della razza e della religione nazionale alimentano il nazionalismo e i conflitti contro la minoranza musulmana. Noi sosteniamo l’azione delle molte associazioni di donne che hanno denunciato il mancato rispetto della capacità delle donne di pensare razionalmente e di prendere decisioni.
Le chiediamo anche di prendere in considerazione la situazione delle donne sfollate, che vivono in condizioni terribili, prive dei servizi sanitari di base.
Guardiamo con preoccupazione ai conflitti etnici, che solo nella trasparenza e con il contributo di tutte le componenti sociali e politiche della Birmania possono essere superati, per una vera unità nel rispetto delle diversità.
Signor Presidente, consegni al suo Paese, consegni ai giovani un futuro di democrazia vera, non apparente, dopo tanti anni di dolore e di lutti. Consegni una Birmania democratica, un messaggio di fiducia per tutta l’Asia, oggi in dialogo con l’Unione Europea per un futuro di pace e di cooperazione internazionale.
In nome dell’amicizia che da molto tempo sosteniamo tra l’Italia, l’Europa e la Birmania, noi speriamo che lei sappia capire le opportunità e anche le responsabilità che oggi la storia ci consegna.

Distinti saluti

  1. Sandra Zampa,
    Presidente dell’Associazione Parlamentare
    Amici della Birmania

sen. Albertina Soliani, già Presidente

sen. Valeria Fedeli,

Vicepresidente del Senato della Repubblica

  1. Cécile Kyenge,
    Parlamentare europea, Vicepresidente
    Delegazione Assemblea Parlamentare
    Paritetica APC-UE

Articolo pubblicato su LA STAMPA 16.10.2014

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