Da Parma alla Birmania

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Questa, qui da noi, è una domenica come le altre, in Birmania è un giorno storico. Si vota, nelle pri- me elezioni libere, nonostante molte difficoltà, intimidazioni e violenze. Il voto di oggi cambierà il corso della storia in Myanmar. Ha detto il Cardinale di Yangon Mons. Charles Bo, nostro amico: “il voto è un pellegrinaggio di speranza. Tut-ti noi intraprendiamo questo pellegrinaggio. Il nostro destino è nelle urne. Il diritto al voto è sacro”,

E’ commovente vedere come la democrazia sia oggi l’argomento principale nella vita della gente, tra timori e speranze, nelle conversa- zioni, sui social network. Fosse così anche da noi. Vincerà la Lega Nazionale per la Democrazia, dicono le previsioni. Il partito nato nel 1988, costituito da diverse generazioni, unito dal sangue di molti militanti negli ultimi 30 anni e dal sogno dei più giovani. La NLD, il partito guidato da Aung San Suu Kyi. Vincerà il pavone dorato, simbolo della resistenza fino alla morte, che punta la stella bianca in campo rosso, la bandiera oggi presente ovunque, nei comizi come sulle biciclette che sfrecciano a Rangoon.

Vincerà Aung San Suu Kyi. Aung San Suu Kyi, la figlia di Aung San, il Padre della Patria ucciso a trentadue anni nel 1947 alla vigilia dell’indipendenza della Bir- mania dagli inglesi. Aung San Suu Kyi, che ha già vinto le elezioni nel 1990 ma il Parlamento non è mai stato insediato e lei è stata costret- ta dal regime militare per lunghi anni agli arresti domiciliari. Pur vincendo queste elezioni Aung San Suu Kyi non potrà essere eletta subito Presidente, la Costituzione glielo vieta perché è moglie e ma- dre di cittadini stranieri. Ma se il suo partito otterrà la maggioranza dei seggi tutto è possibile. Il nuovo Parlamento si insedierà a marzo ed eleggerà il nuovo Presidente. E’ certo comunque che Lei guiderà la politica birmana dopo il voto.

Ci vorrà tempo, diversi giorni almeno, per conoscere i risultati del voto. 93 partiti, 5800 candidati dei partiti, 3000 candidati indipen- denti per 1166 seggi tra Camera Al- ta, Camera Bassa e Parlamenti Regionali. Una nazione di 135 etnie con le principali religioni. E’ Aung San Suu Kyi, Premio Nobel per la Pace e politica, la guida del suo Paese, da anni l’unica luce nel buio della Birmania. Noi abbiamo visto questa luce quando viveva nella sua casa recintata con il filo spinato. Da allora siamo stati vicini a lei e al popolo birmano, e abbiamo sempre creduto nella possibilità per la Birmania di vedere l’alba della democrazia poiché il suo spirito è più forte della dittatura. Abbiamo sempre sostenuto Aung San Suu Kyi, infondendole coraggio e fiducia. In realtà era lei a sostenere noi.

Lo sanno i cittadini di Parma, lo sanno gli studenti. Sotto i Portici del Grano, il 31 ottobre di due anni fa, risuonavano per lei le note della Marcia Trionfale dell’Aida. Sapevamo.

Ci ha condotto a lei diversi anni fa Giuseppe Malpeli, ci ha accompagnato per le strade della Birmania ad incontrare il suo popolo, soprattutto gli ultimi. Ha portato Parma in Birmania e la Birmania a Parma.

Il cuore di Giuseppe si è fermato pochi giorni fa prima delle elezio-ni, la meta del nostro lavoro in questi anni. Come un sigillo, su ciò che di più grande tutti abbiamo vissuto con lui, con Aung San Suu Kyi, con la Birmania: l’amicizia, la compassione, la condivisione, il sogno di un futuro migliore. Oggi, nella casa di Aung San Suu Kyi, ci saranno le rose rosse che le abbiamo inviato da Parma. Per dirle che siamo con lei e con il suo popolo nel giorno della vittoria; che ci sia- mo con Giuseppe. Oggi, per loro, vengono in mente i versi di Attilio Bertolucci scolpiti sul monumento delle Barricate: “Vincenti per qualche giorno, vincenti per tutta la vi- ta”.

Parma è anche questo.

Grazie, e lunga vita a Aung San Suu Kyi!

Albertina Soliani

Gazzetta di Parma 08/11/2015

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