ALBERTINA SOLIANI RACCONTA IL VIAGGIO IN BIRMANIA

Tornata dalla Birmania, desidero dirvi che cosa è stato questo viaggio. Non solo un altro tratto di strada dell’Associazione per l’Amicizia Italia – Birmania Giuseppe Malpeli, ma ci siamo trovati come ad una svolta.

Il panorama è ancora più vasto.

Ci hanno accolti come amici che sono con loro nella nuova fase di ricostruzione, Aung San Suu Kyi ha fatto dell’incontro con noi non solo un’accoglienza del cuore ma un evento pubblico e politico, abbiamo vissuto insieme le critiche che dal mondo arrivano a lei sulla questione dolorosa dei Rohingya.

Eravamo in 36 più Thura Tun e Martin Tee, carissima guida, cattolico. Un gruppo molto affiatato e unito, con persone di differente età e provenienza, consapevoli dell’esperienza speciale che stavamo vivendo.

Un’emozione continua, tra noi, nei luoghi, negli incontri, sul pullman.

Le nostre tappe sono state Rangoon, Bagan, Mandalay, il Lago Inle, e per la prima volta Naypyidaw, la surreale capitale politica. Aerei interni e pullman ci hanno trasportato. Alla partenza a Bologna incontriamo Riccardo Muti e sua moglie Cristina, li ritroviamo a Dubai. Gli diciamo che andiamo da Aung San Suu Kyi, l’ammirano. Che ci prepariamo a cantarle La Vergine degli Angeli, dopo che due anni fa le abbiamo cantato Va Pensiero. Muti ci dice come si deve cantare Va’ Pensiero, “lento, grave”, ci parla del Club dei 27. Li ritroveremo al rientro a Bologna, riposati, diciamo loro del nostro incontro con lei.

Il primo giorno dimentico la mia borsetta al Bogyoke Market.

C’è dentro tutta la mia vita, dai documenti ai soldi alle medicine. Torniamo dopo un’ora e incontriamo l’onestà e la gentilezza dei Birmani. La negoziante l’ha consegnata alla polizia di quartiere, hanno guardato e preso nota di tutto, me la riconsegnano e fanno foto. Virginia piange pensando al cambiamento rispetto a prima. Lo racconterò poi a Suu Kyi. A Rangoon partecipiamo alla festa dei Karen, impariamo cos’è un’etnia, moltissimi giovani, tutti cordiali e sorridenti.

La bellezza, la povertà dei luoghi, dove andiamo ci restano nel cuore.

Incontriamo ovunque italiani, a cena con il consigliere Matteo D’Alonzo e sua moglie Ulyana dell’Ambasciata Italiana, e poi con Wendy e John, lei è scrittrice birmana che vive a Londra, rientra dopo 25 anni a presentare un suo libro. A Mandalay incontriamo Thuzar, lavora con i contadini; stiamo preparando un progetto di collaborazione con loro.

Impariamo molte cose, il risveglio di questo popolo, il loro slancio verso il futuro.

Povertà e telefonini ovunque. Nel gruppo ci sono insegnanti, avvocati, ingegneri, imprenditori, manager, alcuni giovani, ciascuno interessato a capire come dare una mano. L’Associazione oggi lavora anche per lo sviluppo e per la democrazia. L’amicizia condivide la vita e la storia.

L’incontro con Aung San Suu Kyi è molto intenso. A Naypyidaw, la capitale nuova della politica e delle istituzioni. Per la prima volta ci vanno turisti. Arriviamo da lei in ritardo, le strade tutte uguali ci confondono, il cibo si raffredda… Siamo nella sua residenza, per la prima volta nel prato hanno attrezzato gazebo, ci sediamo per il brunch. Lei è con noi, passa per i tavoli, parla con tutti. Il cibo è quello tipico della Birmania, che abbiamo attraversato, il The dello Stato Shan E’ l’inizio del nuovo anno, dopo il primo della democrazia, è la vigilia della festa dell’Indipendenza nazionale. La bandiera del Myanmar è sul pennone. Nel prato, attorno a lei, dico la grande preghiera di benedizione “Il Signore ti benedica e ti custodisca….” (dal libro dei Numeri).

Gliela avevo scritta una volta, Virginia traduce, lei dice: “lascia stare, la conosco meglio di te”.

Le doniamo cose varie, oltre alle rose che porta Sara Mirone, la più giovane. C’è Ye Ko con noi, le dà il diploma conseguito ad ALMA. Poi il libro di foto della Deposizione di Benedetto Antelami nella Cattedrale di Parma, che ha visto; un panettone, quello di Gatti di Tabiano, di cui una volta avevamo parlato, un cd di musica dei giovani di Treviglio, una scatola di cioccolatini che le piacciono, il foulard del Club dei 27 che rigira con interesse, la spilla delle Verdissime che mi chiede di appuntarle, una punta di parmigiano di Gennari, sementi per l’orto, un simbolico diamante portacarte, una lettera degli studenti di Tizzano, miei Cd di musica classica (con Muti). Ci mettiamo meglio a semicerchio, Francesca Mariani dirige, Federico attacca con il flauto traverso, le cantiamo la Vergine degli Angeli da La forza del destino. Difficile, dice lei. Stupita, tutti commossi, si piange. Esce con forza “E ti protegga”.

Attraversiamo il prato, ci porta nell’ingresso della sua casa. Molte piante di beda, il giacinto d’acqua, il suo fiore preferito, indica resistenza e bellezza, qualcuna è venuta a casa con noi dal Lago Inle. C’è una teca con molte statuette di pavone, regalate a lei. Il simbolo della sua battaglia politica.

Tra queste la targa della nostra Associazione, con il nome di Giuseppe Malpeli accanto al pavone. Giuseppe è lì, per sempre.

Giuseppe è con noi, credo felicissimo. Nel suo soggiorno, sola con lei, con Guido che traduce, ci diciamo cose importanti. Le parlo della lettera dei Premi Nobel sul problema dei Rohingya indirizzata all’Onu in quelle ore.

Alla fine mi accompagna davanti ai microfoni di giornali e tv che ha voluto presenti. Parlo, con lei accanto, sottobraccio. La sera il Tg trasmette, per circa 4 minuti. Lei ha voluto che fosse pubblica la nostra amicizia. I giornali ne parlano, il giorno dopo, nella stessa pagina in cui pubblicano il primo Rapporto sui Rohingya. Nel pomeriggio andiamo a visitare il Parlamento, con una delegazione, incontriamo U Win Myint, il Presidente della Camera Bassa. L’incontro e la collaborazione con l’Italia continua.

Il giorno dopo, a Rangoon, incontriamo U Tin Oo nella sede dell’NLD, lo intervistiamo sulla situazione. “Venite, aiutateci, investite”. Incontriamo anche Phyu Phyu Thin, We We, Ko Jazar, Ko Tar. Progetti di lavoro anche con loro. Incontro nel grande monastero di Mandalay il caro amico Gerardo. A Rangoon andiamo nel Monastero che ospita centinaia di bambini, dai luoghi dei conflitti. Li sosteniamo.

A pranzo siamo da Charles Bo, il Cardinale Primate della Chiesa Cattolica, 1,3%. Ci dice: “Pregiamo perché Aung San Suu Kyi stia in salute”. Il 1 gennaio nella Cattedrale di Mandalay, dopo la Messa, abbiamo ascoltato il suo Messaggio per la pace.

Continueremo il sostegno ad Aung San Suu Kyi e al suo popolo.

Molte cose sono in cantiere. Vi diremo. Penso che tornerò là presto. Con i più giovani, anche lei cerca di preparare una classe dirigente più giovane.

La forza di Aung San Suu Kyi, la forza del suo popolo, la forza della democrazia. Questo il cardine su cui si regge il futuro democratico della Birmania. Che a sfide enormi, storiche opportunità, e ancora rischi, come si può immaginare. L’esercito è sempre lì, in ruoli chiave, e dentro i conflitti sui confini.

Tornati, in tanti ci chiedono. La stampa spesso sta in superficie, le semplificazioni ci addolorano, la resistenza con lei continua.

Il giorno dopo mi immergo all’ Istituto Cervi. Il 7 gennaio viene a Reggio per il Tricolore il Presidente Mattarella, e al pomeriggio è a Casa Cervi in visita privata. Gli dico: “Metto nelle tue mani l’eredità dei 7 fratelli Cervi, ti dia forza per affrontare i problemi del presente, loro ne hanno affrontati di ben più gravi, quando ogni speranza sembrava perduta, non si sono arresi”.

Lui ha scritto sul registro d’onore: “In questo luogo il ricordo e la riconoscenza si fondono con la speranza per il futuro del nostro Paese”.

Italia e Birmania, un destino per me, e per molti di noi.

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