RADIO VATICANA INTERVISTA IL PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE PER L’AMICIZIA ITALIA – BIRMANIA “GIUSEPPE MALPELI”

La premio Nobel per la Pace e leader del partito di maggioranza la “Lega nazionale per la democrazia” guiderà i dicasteri degli Esteri, Educazione ed Energia. Massimiliano Menichetti ha intervistato, per Radio Vaticana, Carlo Ferrari, presidente dell’Associazione per l’amicizia Italia Birmania “Giuseppe Malpeli”.

 

  1. – Il fatto che Aung San Suu Kyi si spende in prima persona in questi tre ministeri chiave, dimostra la volontà di portare il popolo verso un futuro di miglioramento: non a caso è stato scelto il Ministero dell’energia che si impegnerà nella sostenibilità; un altro ministero chiave è l’educazione, noi sappiamo dai contatti che abbiamo intrattenuto con Aung San Suu kyi quanto lei abbia a cuore il problema dell’educazione e il fatto che è grazie a questo che il futuro di un popolo può migliorare. Chiaramente nel suo ruolo a ministro degli esteri Aung San Suu Kyi ha una levatura internazionale indiscussa e credo che il Myanmar potrà finalmente trovare il suo posto all’interno del consesso internazionale.
  2. – Il primo aprile si insedierà anche Htin Kyaw quale nuovo Capo di Stato, per altro un fedelissimo di Aung San Suu Kyi …
  3. – Le dichiarazioni di Aung San Suu Ky, ovvero che lei avrebbe avuto un ruolo chiave nella guida del nuovo governo e il fatto che abbiano insediato un suo fedelissimo chiarisce questo rapporto forte di fiducia. Htin Kyaw è una persona che si pone sicuramente come garante che le idee di Aung San Suu Kyi saranno sicuramente espresse dal nuovo governo.
  4. – Dunque possiamo dire che il cambiamento democratico del Myanmar procede speditamente dopo 60 anni di dittatura militare. Quali sono le priorità adesso?
  5. – Sicuramente un problema grave è quello della coabitazione delle diverse etnie; ci sono fino a 138 etnie diverse che convivono nel territorio dell’Unione del Myanmar e la pacificazione di zone dove tra l’altro ci sono guerriglie è una priorità. Lo sviluppo sostenibile è sicuramente un’altra delle grandi sfide che caratterizzeranno l’opera del governo nei prossimi mesi. È un Paese che dopo tanti anni si sta aprendo sia al turismo ma anche all’apporto industriale, quindi è una priorità assoluta il fatto che questo sviluppo non sia fatto al di sopra delle persone ma coinvolgendo la realtà locale, facendo crescere un’imprenditoria locale. Altra questione è che la Costituzione è stata fatta in modo molto accurato per poter mantenere il più possibile il potere nelle mani di chi lo aveva detenuto durante la dittatura (ovvero i militari n.d.r.); siamo molto contenti di questi primi passi del nuovo governo, ma non dobbiamo dimenticare che la stragrande maggioranza del potere economico e di alcuni ministeri chiave è nelle mani di militari e delle persone a loro vicine. Adesso la sfida sarà quella di mantenere il cambiamento nell’ambito della non violenza.
  6. – In sostanza Aung San Suu kyi ha il timone del Paese: la Lega Nazionale per la Democrazia è il partito che ha vinto a novembre le elezioni e adesso i ruoli chiave sono nelle sue mani. Ci si può attendere, anche in relazione alla Costituzione, un cambiamento di quella norma che formalmente impedisce ad Aung San Suu kyi la candidatura a Presidente?
  7. – Ad oggi non è stato possibile farlo. La maggioranza del parlamento è saldamente nelle mani dell’LND, ma le norme costituzionali prevedono che il 25% del parlamento sia di nomina militare – quindi non passa attraverso le elezioni; se a questo aggiungiamo il fatto che le norme di modifica costituzionali prevedono il 75% più uno dei voti, teoricamente non ci sarebbero i numeri per poter fare delle modifiche alla costituzione, a meno che non siano condivise.
  8. – Questo è stato alla base della decisione della Lega Nazionale per la Democrazia di anticipare la recente elezioni del Presidente?
  9. – Certamente. Qualche giorno fa si è deciso di procedere visto che i contatti per modificare la norma non portavano frutti. Possiamo immaginarci le speranze riposte in questo cambiamento in atto… Sono quasi 60 milioni di birmani. Quindi era anche necessario organizzare un’azione di governo. E questo nuovo ruolo che Aung San Suu Kyi si è ritagliata nel governo sicuramente va in questo senso. Ciò che accade è un’azione incisiva e visibile del cambiamento.

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