Discorso di Aung San Suu Kyi agli studenti di Parma

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Aung San Suu Kyi si rivolge agli studenti di Parma, parla direttamente al cuore di ognuno di noi e il suo volto sorridente esprime davvero la sua grande spiritualità, un discorso importante che stimola alla riflessione.

Discorso di Aung San Suu Kyi all’Auditorium Paganini di Parma 31 ottobre 2013

Verdi per me rappresenta la musica, e la musica è universale. E’ qualcosa che ci unisce tutti. L’uomo prova diversi sentimenti, diverse emozioni: alcune di queste ci mettono in contrasto, ci dividono, mentre la musica è una di quelle emozioni che ci unisce. Sono stata molto felice di ascoltare la musica qui, soprattutto perché sono stati alcuni giovani a suonarla. I giovani e la musica: ecco alcuni due elementi fondamentali che ci potranno unire per un futuro migliore.

Io sono stata un politico che ha dovuto portare avanti le proprie idee non in una situazione democratica, ma in un regime di dittatura militare. Bisogna riuscire ad avere molta forza, molta tenacia per poter resistere all’oppressione e all’ingiustizia. Fare questo senza cedere all’amarezza e alla tentazione di vendetta non è davvero facile, sapete. Ma sono sempre stata convinta che se si cede all’amarezza e alla voglia di vendicarsi prima o poi si perderà.

La dittatura ha una forte tendenza a disgregare le persone e il mio paese adesso soffre di grandi divisioni; ci sono conflitti a livello etnico, a livello politico fra persone che hanno opinioni diverse. Ebbene, tutte queste divisioni rappresentano delle sfide da raccogliere e superare. Mentre c’è una tendenza abbastanza diffusa a condannare le opinione diverse dalle nostre, io cerco sempre di ricordare che non è condannando che si riescono a superare le divisioni, ma è impegnandosi fortemente nei confronti di certi valori. Noi non ci siamo impegnati a condannare, noi ci siamo impegnati al valore della solidarietà per tutti. Non è condannando che potremmo instaurare un regime di maggiore democrazia e far crescere la solidarietà.

Le persone nel mondo sono diverse, hanno punti di vista diversi; questo è un aspetto molto importante da capire e da accettare. Le persone che vengono dalla Birmania, dal mio paese, sono molto diverse da voi. Il mio paese è molto diverso dall’Italia: i nostri punti di vista, i nostri standard di vita, il nostro modo di vedere le cose è molto diverso. Ma c’è qualcosa che ci accomuna: il desiderio di libertà, di potere vivere in pace e di poter far sì che i nostri figli siano sicuri. So che i giovani in Italia sono preoccupati per il loro futuro. Lo stesso accade in Birmania. Anzi, così come i giovani qui in Italia non sanno bene come sarà il loro futuro, in Birmania i giovani sono ancora più preoccupati perché non sanno che cosa ne sarà di loro, dove andranno, che cosa ne sarà dei loro genitori. Voi qui siete più fortunati.

Oggi c’è una tensione a stare meglio da un punto di vista materiale; questo è un desiderio umano e naturale. Ma io vi invito a porvi una domanda: che cosa significa per voi stare meglio? Che cosa significa stare meglio per i vostri genitori? Significa stare meglio solo da un punto di vista materiale? Vedo tante persone ultimamente, e qualche tempo fa ho incontrato una persona molto saggia, un novantenne, a cui ho posto questa domanda: qual è per lei il bene più grande? E quale invece il male più grande? Lui mi ha risposto che il bene e la felicità possano essere raggiunti a vari livelli. Io credo che una volta che si sia raggiunto un livello di benessere che ci garantisca sicurezza, il non doverci preoccupare per il nostro pane quotidiano, un tetto sulla testa e un buon futuro per i nostri figli, ebbene, penso che questo sia il bene più grande. Perché altrimenti se si ha questa tensione costante a diventare sempre più ricchi da un punto di vista materiale, ci si sente sempre più poveri, sempre più insoddisfatti, sempre più frustrati. Questo desiderio naturale va assecondato, scegliendo i giusti livelli di benessere. Io do a voi questo mandato: siete voi che dovete scegliere la sfida da raccogliere. In primo luogo dovete certo riuscire ad acquisire un benessere materiale che sia giusto, e in secondo luogo, credo, raggiungere un benessere spirituale, perché tutto il mondo in cui viviamo possa essere un po’ più ricco e stare meglio. Credo che questo possa portare davvero alla democrazia.

I diritti democratici sono alla base di una società democratica; ma perché questi diritti possano davvero essere esercitati, ognuno di noi deve essere responsabile. I diritti ci chiamano ad essere responsabili. Quindi anche voi, che siete giovani e siete il nostro futuro, dovrete essere responsabili. Voi siete quelli che potrete costruire il futuro del vostro paese, il futuro della vostra società, una società migliore. E’ quello che dico sempre a tutte le persone che incontro, in campagna elettorale in Birmania. Incontro tanti tipi di persone, anche persone molto semplici, che mi dicono: “Cosa posso fare io per cambiare in meglio questa società? Io sono un pover’uomo, non sono niente” “Io sono un negoziante, sono un venditore di strada, coso posso fare per cambiare questa società?”. Io dico loro: “Ognuno di voi può fare qualche cosa, anche una piccola cosa per rendere questa società migliore. Non è vero che non siete niente”. Se un venditore di strada è onesto, il più onesto possibile quando vende i propri prodotti, allora venderà prodotti di una qualità dignitosa a chi compra. In quel modo il venditore di strada darà il proprio contributo a far sa che la società sia un po’ migliore. Se ci sono i venditori di strada significa che molte persone non hanno i mezzi per andare nei negozi e nei supermercati, per cui l’unico modo che hanno per approvvigionarsi di cibo è di rivolgersi ai venditori di strada. Certo è che se questi venditori di strada sono disonesti, e vendono anche dei prodotti non di buona qualità, questo non farà altro che aggiungere negatività agli elementi negativi che già affliggono la nostra società. Quindi ognuno di noi conta, ognuno di noi può fare qualcosa. Io credo che tutti noi possiamo dare il nostro piccolo contributo per far sì che questa nostra società cambi, per rendere il nostro mondo più sano, più retto, più inclusivo per tutti. Ma i giovani sono dei privilegiati in questa battaglia, perché hanno una ricchezza enorme, che è il tempo. I giovani hanno tanto tempo davanti a loro per cambiare questa società in meglio per loro e per tutti. Quando si è vecchi purtroppo il tempo scarseggia; in ogni caso, sia da vecchi, sia da giovani, tutti possiamo fare qualcosa per migliorare il nostro mondo e la società in cui viviamo. Questo mondo deve essere portato avanti dalla nostra volontà, dalla volontà di tutti di cambiare le cose.

Talvolta la realtà supera la finzione: capitano delle cose nella nostra vita che superano le fiabe che ci hanno raccontato da bambini, i libri che abbiamo letto, i film che vediamo. Spesso succede che nelle fiabe, di cui tutti i bambini sono appassionati, c’è un eroe o una eroina che deve fare cose impossibili per salvare i propri cari. Molto spesso succede che l’eroe o l’eroina vengano aiutati nelle loro azioni da una fatina, da un angioletto, da un mago, da una persona buona. L’aiuto di queste figure spesso non è conosciuto ma è importantissimo. Io ho avuto alcune di queste persone che, anche a distanza, mi sono state vicine e mi hanno dato dei piccoli consigli, per me preziosissimi. A volte mi sono sentita scoraggiata, come capita a tutti, e ho sempre pensato a questo consiglio: “Non guardare troppo avanti, ma concentrati su ora, adesso, questo momento. Altrimenti se guardi troppo avanti potresti scoraggiarti e non raccogliere le energie necessarie. Perciò concentrati sull’ora, sull’adesso, e fai tutto quello che è in tuo potere per rendere le cose migliori. Questo piccolo consiglio lo dò a voi, cari giovani. Voi che guardate al futuro, non guardate troppo avanti, altrimenti rischiate di vederlo come una strada irta di difficoltà, e pericoloso. Guardate a questo momento e se non sarete riusciti a fare tutto il vostro meglio in questo momento, pensate che avete un altro giorno, un altro mese, un altro anno. Ma non perdete nessuna opportunità che vi viene riservata dall’oggi. Guardate ad ogni opportunità, anche piccola, sempre come se fosse la prima e l’ultima che avete: quindi dovete coglierla. Solo in questo modo potrete costruire un futuro migliore per voi e per tutti noi.

Questo è quanto, nel nostro piccolo, cerchiamo di fare in Birmania. E voi, a distanza, avete fatto tantissimo per il nostro Paese, anche quando non sapevamo bene in che cosa si sarebbe trasformato il vostro lavoro. Non sapevamo che saremmo arrivati oggi ad incontrarci, non sapevamo qual era il vostro progetto. Ma il vostro aiuto, il vostro sostegno, anche se a distanza, è sempre stato molto prezioso, perché ci avete ispirato e ci avete dato coraggio. Io ho sempre ricordato il vostro sostegno, e la vostra presenza mi ha dato tanta speranza. Ma sappiate che la speranza è molto importante, ma non è sufficiente. La speranza deve essere accompagnata e sostenuta dall’azione, dagli sforzi, dalla determinazione. Ed è ciò che stiamo cercando di fare nel nostro paese, perché siamo sulla via della democratizzazione ma non siamo ancora ben saldi su questa strada, c’è ancora molto lavoro da fare. E quindi continuiamo con il vostro sostegno, pensando a questi principi.
Ogni generazione lascia il posto alla generazione futura. Ed ogni generazione deve imparare a proprie spese, con le proprie esperienze, ogni volta, che cosa è necessario per rendere questo mondo e questa società migliore. Per migliorare non solo da un punto di vista meramente materiale, ma soprattutto da un punto di vista spirituale. Questo deve essere ciò che dà forza alle generazioni, perché la generazione di adesso dia forza alla generazione che viene, e la generazione che viene sia ancora migliore di questa.

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